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Donna è la prima nutrice, dal grembo al seno, al primo cucchiaino, colei che provvede alle cure e al sostentamento del proprio piccolo. 
Donna è l’adolescente che si guarda allo specchio e non si riconosce più nella vita stretta e nei fianchi larghi che la preparano alla fisiologica funzione della procreazione.

Donna è la cuoca di casa, la nonna o la suocera delle lasagne domenicali, così come la mamma che prepara il pasto caldo della sera e mette tutti intorno al tavolo.
Donna, infine, è Eva, che porge la mela ad Adamo.

Da sempre la donna ha avuto un legame inscindibile con gli alimenti e il loro consumo; ecco perché il cibo ha in generale una valenza del tutto particolare nel mondo femminile.
E’ interessante notare come la preparazione quotidiana dei pasti per i propri cari abbia assunto nei secoli una valenza emotiva profonda: la donna è divenuta nel tempo fautrice di modificazioni alimentari attraverso metodi conservativi e colture particolari.
Attraverso la produzione di pietanze e pasti, la donna ha esercitato nei tempi un potere univoco, riempiendo vuoti e compensando ingiustizie. E’ stato un percorso lungo e travagliato quello che ha fatto del rapporto tra donne e cibo il connubio che oggi riconosciamo essere così importante.

All’origine la donna è mera corporeità, un involucro che suscita “appetiti”, dall’altra parte vi è il cibo come godimento e piacere; per cui non stupisce il fatto che da molti piaceri della tavola le donne sono rimaste escluse, più vicine allo status di cibo che a quello, maschile, di commensale.
Nella civiltà dell’opulenza però, tutti sono esposti all’offerta eccessiva di cibo e contemporaneamente alle immagini insistenti e penetranti di corpi perfetti. Quindi, accanto all’esaltazione della forma corporea e al benessere, vi è l’aumento preoccupante dei disturbi alimentari che originano proprio da rappresentazioni eccessive e si diffondono tra le giovani donne occidentali.

L’atto del mangiare dunque, è strettamente annodato al problema dell’immagine fisica di sé. Cibo e donna in tal caso diviene trasgressione ma anche controllo sociale, strumento di comunicazione per l’anoressica e la bulimica e presa di coscienza per la terapia.
L’ambivalenza generata dal rapporto col cibo, diviene quindi per la donna causa di disturbi del comportamento alimentare e indirettamente di altri disturbi che incidono sulla ciclicità mestruale, sulla fertilità e sulla sessualità.

Disturbi del comportamento alimentare

I disturbi dell’alimentazione sono modificazioni del rapporto tra la persona e il bisogno di cibo. Ne esistono manifestazioni meno gravi, transitorie, che dipendono da eventi della vita quotidiana e forme più gravi che possono trasformarsi in vere e proprie malattie, come l’anoressia e la bulimia.
Esistono disturbi transitori dell’alimentazione legati ad eventi recenti della vita affettiva della persona. Si può avere uno scarso appetito quando si ha subito una delusione amorosa, si può avere un bisogno insaziabile di cibo nei momenti di tensione e di stress. Questi sono disturbi alimentari transitori, nei quali nel rapporto col cibo si esprime una sofferenza.

Nella società contemporanea il corpo deve essere magro ed efficiente. L’immagine sociale del corpo spinge a credere che per avere successo bisogna essere costantemente in forma. Si determina così una preoccupazione costante riguardo alla propria immagine.
In alcuni casi, la persona assimila la magrezza come valore più importante e questo causa una restrizione del regime alimentare o comunque una difficoltà nei rapporti con il cibo.
Si tratta di problemi che possono essere transitori oppure possono consolidarsi in relazione agli incontri “buoni” o “cattivi” che si fanno. Un partner che inciti alla magrezza può produrre l’effetto di consolidare l’adesione all’ideale del corpo magro.
Esistono disturbi dell’alimentazione che sono legati ad un progetto di dieta e il fallimento di tale progetto viene vissuto come un fallimento della propria identità sociale.
L’immagine del corpo ideale è alla base della grande diffusione delle diete e delle attività sportive dedicate alla cura del corpo. Le donne sono più esposte alla sofferenza prodotta da questa tensione verso l’ideale sociale, in quanto il corpo magro è l’ideale della bellezza contemporanea. Le forme più estreme di alterazione del comportamento alimentare sono l’anoressia e la bulimia. L’anoressia si manifesta attraverso una restrizione più o meno radicale dell’alimentazione, accompagnata da un continuo pensare e rimuginare sul cibo. Nella bulimia, al contrario, la persona è impegnata nel consumo continuo del cibo e nel suo rigetto. L’anoressica tenta di non mangiare niente, la bulimica di mangiare tutto. L’anoressia e la bulimia sono modi di esprimere uno stato di sofferenza affettiva attraverso il cibo e il corpo.

Esistono differenti cause e sviluppi della malattia anoressica e bulimica, trattasi di fenomeni complessi in cui si intrecciano molteplici componenti: influenze socio culturali che si riferiscono alle profonde trasformazioni del ruolo della donna in una società che mette in vetrina corpi eternamente giovani e efficienti; aspetti psicologici individuali che, nel problematico rapporto con il corpo, esprimono una complessiva difficoltà di crescita; dinamiche familiari che, nella rigidità delle interazioni dei legami e dei miti condivisi, evidenziano un “corpo familiare” che sembra arrestarsi nelle proprie capacità evolutive.
C’è dunque un filo conduttore che attraversa le molteplici componenti in gioco in questi disturbi: il tentativo impossibile di sospendere il tempo dello sviluppo e della crescita.
Curare ragazze affette da anoressia o bulimia è alquanto complesso: loro la cura l’hanno già trovata nel calo del peso e nel rifiuto del cibo, non vogliono la “nostra” cura, non sono convinte sia vantaggioso curarsi, non vogliono cambiare. Quando accettano una cura in realtà hanno in mente “la loro”, hanno una loro progettualità che può anche limitare i danni della loro condizione ma non può portare ai cambiamenti che gli altri sperano e vogliono. Per questi motivi la cura deve essere condotta da un team multi professionale specialistico (nutrizionale e psicologico).

Nutrizione ed eventi ormonali nella donna

La relazione tra peso corporeo, stato nutrizionale e fertilità è noto fin dall’antichità.
Oggi il discorso è più articolato e non si focalizza solo sul peso, ma sul delicato rapporto tra apporto nutritivo e spesa energetica che, all’interno della costituzione propria di ogni singola paziente, determina una sequenza di conseguenze ormonali tali da condurre dalla perfetta regolarità funzionale dell’asse ipotalamo ipofisi ovaio all’arresto del sistema stesso, passando attraverso tutte le sfumature intermedie.
I difetti nutrizionali nelle società occidentali sono associati a disturbi dell’alimentazione che inducono nei soggetti in questione un bilancio energetico negativo.

La restrizione calorica è associata a ridotti livelli di glicemia, insulinemia con aumento di SHBG, il che indica uno stato ipometabolico che è correlato con la soppressione del GNRH e quindi con l’insorgenza del disturbo mestruale. Non si tratta solo di un problema di grasso corporeo infatti, nel corretto funzionamento dell’asse ipotalamo ipofisi ovaio, gioca un ruolo fondamentale anche la composizione qualitativa della dieta e in particolare la quantità di aminoacidi, acidi grassi e fibre. Conseguenze cliniche in ambito riproduttivo dei deficit nutrizionali sono: irregolarità mestruali, sterilità, osteoporosi e riduzione della libido. Le conseguenze invece degli eccessi nutrizionali dal punto di vista riproduttivo possono essere vantaggiose per un gravidanza iniziale ma non sempre quando l’aumento ponderale è localizzato sulla vita e non sui fianchi, espressione di iperinsulismo e di un iperandrogenismo su base genetica.
Anche in questi casi la conseguenze cliniche sono irregolarità mestruali, metrorragie, sterilità, aumentato rischio cardiovascolare e tumorale. La perdita di peso è quindi l’obiettivo primario poiché, con le sole misure dietetiche, si ottengono ottimi risultati. É da considerare che all’interno della costituzione genetica di ogni donna vi è una variabilità di risposta più o meno ampia ai disturbi alimentari in difetto o in eccesso.

Concludendo, l’equilibrio normalmente esistente tra gli ormoni che regolano il ciclo mestruale è strettamente regolato dalla disponibilità di cibo e in particolar modo dal bolancio energetico che è l’espressione dell’interazione tra tre fattori: riserva di adipe, nutrizione e attività fisica. Solo un bilancio energetico equilibrato consente una funzione riproduttiva normale. Compito quindi del medico o meglio di una equipe multidisciplinare è fornire la motivazione alla donna che per il raggiungimento dei suoi obiettivi di benessere è necessario un rapporto col cibo non di tipo conflittuale (ho fame e non voglio ingrassare, non uso la pillola contraccettiva perché mi fa ingrassare, ecc.) ma relazionale nel senso che l’alimentazione corretta debba dare quella soddisfazione necessaria per il suo bilancio esistenziale che è strettamente connesso con la complessità dell’universo femminile.

Come uno spettatore in teatro, il medico è posto di fronte al conflitto “donna e cibo” che sono tanti, quanti le persone che ha in cura.
Separare per non partecipare spinge verso l’alienazione dall’esperienza umana e professionale. Il mestiere impossibile del medico può cercare allora di realizzarsi in un gioco di rimando continuo tra il corpo del paziente con i suoi complessi e precari equilibri, ed il proprio, che gli consente di sentire la persona che gli sta davanti.

Viviamo continuamente una sfida più alta, anche perché il patrimonio delle conoscenze si è moltiplicato in tutti i campi. Sempre più nella pratica quotidiana, non solo femminile, entrano domande che non trovano spazio nei libri e nel sapere medico per cui sempre più pone l’obiettivo di curare in senso olistico corpo e mente, quindi la persona nella sua integrità. Pertanto comunicazione e relazione diventano per la classe medica un progetto di cura globale soprattutto quando vi sono davanti conflitti come “donna e cibo”.

 

Dott.ssa Angela Lauletta

Specialista in Ostetricia e Ginecologia, Psicoterapeuta Sistemico Relazionale

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